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Spina calcaneare

La spina calcaneare è un termine molto comune, spesso usato quando compare dolore sotto il tallone. Nella maggior parte dei casi il dolore dipende non dalla “spina” in se ma, da un’irritazione dei tessuti che si inseriscono sul calcagno, soprattutto la fascia plantare.

La spina, quando presente, è spesso un segno di adattamento del tempo, non necessariamente la causa del dolore. Detto più semplicemente non è una “scheggia” che punge, ma un problema di carico e di tensione che va gestito con strategia.

Il tallone è un punto di appoggio che subisce molto stress. I tessuti si irritano quando, per settimane o mesi, i carichi superano la capacità di adattamento.

Le cause più frequenti sono:

  • aumento improvviso di camminate, corsa o lavoro in piedi
  • sovrappeso o periodi di sedentarietà alternati a “riprese aggressive”
  • sport con salti o scatti
  • scarpe poco adatte
  • piede molto rigido

E’ un disturbo tipico anche di chi lavora oltre ore in piedi, soprattutto se su superfici dure.

La presentazione classica è un dolore sotto il tallone che risulta più intenso al mattino ai primi passi, a fine giornata se hai camminato o se stai molto in piedi, dopo periodi seduti o a riposo.

“Scaldandosi” può migliorare un po’ durante il movimento ma, il dolore, può aumentare e diventare più persistente se troppo affaticato.

L’ obiettivo nelle prime settimane è ridurre l’irritazione e, in pratica, è consigliabile:

  • ridurre temporaneamente le attività che scatenano dolore (corsa, salti, lunghe camminate)
  • preferire scarpe con suola più ammortizzante e stabile
  • evitare di camminare scalzo su pavimenti duri sopratutto appena alzati
  • gestire i carichi

E’ importante fare esercizi ma devono esser scelti bene, qui conta la valutazione perché fare stretching a caso può aiutare qualcuno e irritare qualcun altro.

Un percorso efficace ha 3 pilastri:

  1. Controllo dei carichi e del dolore: si impostano delle regole pratiche tipo quanto camminare, cosa evitare e come gestire i picchi. Senza controllo dei carichi il tessuto non recupera.
  2. Mobilità e riduzione delle tensioni “a monte”: lavoro su polpaccio, caviglia e catena posteriore perchè, se la caviglia è rigida aumenta lo stress sul tallone.
  3. Rinforzo progressivo del piede e del polpaccio: il tallone guarisce meglio quando il piede torna forte, non solo se è meno teso. Rinforzo del polpaccio e stabilità dell’appoggio sono determinanti per evitare che ritorni il problema.

Quando serve si valutano anche supporti temporanei come plantari provvisori e talloniere.

I tempi di guarigione dipendono da quanto il problema è presente e da quanto sono alti i carichi quotidiani. Se la gestione è corretta, in molte persone, si vede un miglioramento già nelle prime settimane ma ci vuole costanza.

La valutazione è consigliabile se il dolore dura da più di 2-3 settimane, ti limita nel lavoro o nello sport, i primi passi del mattino sono molto dolorosi o se hai già provato riposo o cambi di scarpe senza un miglioramento reale.

Una valutazione, inoltre, serve a distinguere la classica fasciopatia da altre possibili cause di dolore al tallone (irritazioni nervose, tendinopatie, sovraccarichi ossei) e impostare la strategia più efficace.

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